E questo accade, in special modo, quando il testo in questione risulta essere il primo testo del tuo primo blog. Perché, nonostante il post sia più rivolto a te stesso che a fantomatici internauti, nonostante un probabile numero esiguo di views e nonostante non venga richiesta nessuna professionalità, sei comunque conscio che questa tua "prima volta" costituisca l'inizio di un percorso e perciò, in quanto tale, permetta già di indirizzare tutti i post futuri.
Insomma, il primo post è ben di più di un semplice testo: è un biglietto da visita, una carta d'identità.
Tuttavia, per quanto difficile, bisogna pur sempre iniziare.
Sono successe moltissime cose negli ultimi tempi. Avvenimenti politici, sociali, culturali, e, ognuno di questi meriterebbe di certo una trattazione. Avrei potuto parlare della legge elettorale, dell'odio sedimentato sui social network, dell'Egitto, delle olimpiadi di Sochi, della "Grande Bellezza", di calcio, formula uno, partiti e movimenti, tuttavia, proprio perché è il primo post, preferisco non entrare direttamente nel merito di singoli eventi ma, bensì, fare argomento più generale, un argomento che sta alla loro base. O meglio, alla base della loro trattazione.
L'altro giorno, tra un caffè, un libro di semiotica, e un sbirciata su Facebook, mi imbatto, proprio su quest'ultimo, in un articolo alquanto bizzarro condiviso da un mio amico: "Fermiamo la prostituzione canina in Danimarca, che è legale."
Sconcerto.
Ovviamente, se non bastasse già di per se l'assurdità del titolo, e la bassa credibilità del sito pubblicante (catenaumana.it), bastavano 4 secondi netti di ricerca su google, per catalogare, in maniera inequivocabile, la notizia come bufala. Tuttavia, il problema non è nella falsità della notizia in sé. Il mondo del Web ne è pieno. Il problema è, al contrario, la piatta accettazione d'autorità della fonte informativa da parte di un certo numero di "Gente del Web". Accettazione che subito si sviluppa in insulti, sfogo di odio represso, rabbia, molti like, e campagne improbabili di firme. Ma ora sto divagando, e, inoltre, anche quest'ultimo aspetto meriterebbe una trattazione a parte.
Ritornando a noi, la piatta ( e pigra?) capacità di accettare qualsiasi cosa venga pubblica sui social network, o dai siti di blogging come vera, vuoi a causa di pigrizia, approssimazione o una recondita volontà, conduce l'internauta, ad una condizione assolutamente negativa: quella del Disinformato.
Internet, sebbene abbia permesso uno sviluppo dell'informazione che raggiunge l'istantaneità, ha anche contribuito a moltiplicare enormemente le fonti. Proprio questa molteplicità informativa, sebbene permetta di avere più punti di vista su uno stesso fatto, può condurre (conduce) inesorabilmente verso una sovra-informazione. Ovvero, conduce in un oceano di fatti concordi o discordi tra loro, di opinioni ed editoriali, di titoli, immagini su facebook, frasi su twitter, in cui ogni singolo bit d'informazione si equivale, sia esso un articolo di un importante giornale nazionale, o qualche frase presente in uno dei peggiori forum di Caracas.
Pertanto, in questa omogeneità, in questo eccesso di uguaglianza informativa, il principio primo dell'informazione, ovvero portare a conoscenza di qualcosa, decade. Può essere detto tutto e tutto può essere preso per vero.
Non esiste più l'informazione, poiché l'oggetto stesso dell'informazione, quel qualcosa di cui si doveva venire a conoscenza, svanisce, distrutto da una moltiplicazione contraddittoria di se stesso.
In questa condizione è quindi possibile che anche le notizie più assurde possano essere ritenute veritiere, per poi venire immagazzinate come bagaglio culturale e informativo dell'individuo ed, infine, utilizzate durante la vita quotidiana.
Questo è il disinformato.
Un'individuo che ha subito e/o sviluppato un'informazione approssimativa, ma che è convinto di essere in possesso della verità. E non c'è nulla di peggio.
Un'individuo che ha subito e/o sviluppato un'informazione approssimativa, ma che è convinto di essere in possesso della verità. E non c'è nulla di peggio.
Ma che cosa ha a che fare quest'enorme sproloquio con il primo post di uno sconosciuto blog?
La risposta è molto semplice: è una sorta di carta d'intenti.
Mi piace fare ragionamenti più o meno articolati, che rispecchino le mie idee o mie rielaborazioni. In altri termini, assolutamente soggettivi.
Tuttavia, le basi di questi ragionamenti saranno fondate il più possibili su fonti di una riconosciuta e oggettiva autorità. Giornali, libri, perfino Wikipedia. L'importante è che chiunque possa raggiungere tali fonti e, partendo dalla loro neutralità, costruire un proprio pensiero, una propria idea, una propria considerazione.
W.M.

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