domenica 4 gennaio 2015

FM-AM

Quante volte, nell'ultimo mese, avete spento la televisione o il computer e avete acceso la radio in casa?
Io, personalmente , quattro volte: nei fine settimana, quando in casa vengono fatte le pulizie e il continuo andirivieni di persone, stracci e aspirapolvere mi impedisce di rimanere davanti ad uno schermo.
Accendo però la radio ogni volta che salgo in macchina, sia nei viaggi brevi, sia in quelli con il tragitto più lungo, e pian piano, oltre a sentire in sottofondo canzoni e parole, ho iniziato anche ad ascoltarla.
Mi si è così aperto un mondo straordinario, fatto di risate durante e il giorno e qualche lacrima durante la notte, quando anche i più timidi possono nascondersi dietro a una cornetta e raccontare, dopo cinque anni di relazione, dei sentimenti proibiti verso un'altra ragazza.

Tutto è iniziato questa estate, quando, in vacanza sull'Isola d'Elba insieme ad alcuni amici, abbiamo trascorso ore in coda, in autostrada, tra una spiaggia e l'altra, o più semplicemente tornando all'appartamento a fine giornata, quando il sole accarezzava il mare e Radio Deejay diventava a tratti una radio francese (sia tu maledetta, Corsica).
Proprio Radio Deejay è stata la compagna perfetta di questo viaggio, lei e le sue continue rubriche di cucina proprio mentre noi stavamo patendo la fame in coda verso il supermercato, o il premio fedeltà, il cui jingle ci tormenta ancora nelle notti più travagliate ci ha accompagnato nella più bella vacanza della nostra giovane vita.
"Mai più la radio accesa" avevamo promesso, "mai più"....

E invece non è stato così.
Il desiderio di una voce amica, di ascoltare le storie di altri, quasi fossimo intorno ad un falò, mi (e ci) ha spinto a riaccendere la radio, a cercare le frequenze e a tuffarci nuovamente in quell'insieme di parole, pubblicità e musica che è la radio d'oggi.
E proprio la pubblicità, forse a causa dei sempre più bassi introiti che una radio procura, è diventata protagonista delle frequenze, sopratutto quelle meno celebri ed ascoltate, comunemente dette "locali".
Ed è un peccato sentir lodare la nuova Kia o descrivere gli orrori di un intestino affaticato dagli speaker, con le voci e le risate di sempre, tentando di nascondere il fatto che quella sia effettivamente una pubblicità, anche se velata. Ma in qualche modo si deve pur tirare acqua al mulino.
E' davvero però necessario?
Sono consapevole che in un mondo in cui la giostra tecnologica non si ferma mai, chiedere di scendere è impossibile, specialmente se non hai ancora vent'anni e se la tua media scolastica non fa un quarto delle tue morti su  Dark Souls; ma ciò non vuol dire che dobbiamo rinnegare il nostro passato.
La radio è spesso considerata come uno strumento "obsoleto": niente immagini, interazione solo attraverso altri mezzi e le canzoni che passano posso non piacerci, senza la possibilità di "skipparle"; niente a che vedere con la televisione, Internet o Spotify. Eppure certe idee, geniali o meno, sono nate proprio dalla radio. Tralasciando quelle più banali, si può pensare a Shazam, l'applicazione per smartphone che con un semplice tocco e l'ascolto di un brano, ci permette di sapere vita, morte e miracoli sulla canzone, l'artista che l'ha composta, e se attualmente questi è in tour (manca solo l'IBAN in pratica). Eppure Shazam, così comodo e utile, è sia la fortuna, sia la rovina della radio. Fortuna perchè l'aver conosciuto una nuova canzone può stimolare ad ascoltarne ancora, ma sfortuna perchè dopo un po' di utilizzo "passivo" (inteso solo come l'ascolto di canzoni, senza interessarsi a "talk-show" radiofonici), si abbandona l'ascolto della radio ritornando ai mezzi canonici.
E stranamente, per una volta, non è colpa di nessuno.
Non è colpa di qualcuno se il progresso fa avanzare la società, che siano comunicazioni, burocrazia o altro, accade e basta.
E per quanto questo possa a volte sembrare ingiusto, per quanto possa sembrare che il mondo vada avanti troppo veloce per la nostra percezione, noi non possiamo fermarlo. Non rintaniamoci nel luddismo, ma mettiamoci d'impegno per arrivare alla meta, senza dimenticare tutto il viaggio.
Se un giorno di questi sarete in macchina, in autobus, o se starete semplicemente camminando con la musica nelle orecchie, provate a cambiare un po', ad ascoltare la radio, a sentire novità nel mondo, canzoni nuove o storie incredibili. Assaporate le risate, le parole; soffermatevi sul loro significato e sulla voce di chi le pronuncia.  E poi cambiate, cercate la frequenza che più è fatta per voi, che vi tocchi il cuore.
Se siete arrabbiati con il mondo, con la fidanzata o con i genitori prendete la macchina, uscite, guidate piano, in strade deserte e con la radio accesa, ascoltate le storie di chi sta peggio di voi, di chi è felice e chissà, forse un giorno sentirete anche la mia.

...Passato il tanto agognato viaggio di maturità, siamo tutti tornati alle nostre comunissime vite, eccetto la radio, che è rimasta sempre accesa nelle nostre auto e nei nostri cuori.

sabato 3 gennaio 2015

Un 2014.

[Attenzione: questo post, diversamente da tutti gli altri, contiene informazioni più o meno personali, mescolate con racconti di vita, quindi potrebbe non fregarvene una mazza; lo pubblico solo per sfizio personale, come tutto il resto che è scritto qui.
E' un medicinale leggere attentamente il foglio illustrativo, non somministrare a bambini, anziani, persone affette da problemi di cuore o da diabete]

Il 2014, nel bene o nel male, è stato un anno fantastico.
Non importa se nella vostra bacheca di Facebook troverete messaggi come "Addio 2014, mi hai fatto schifo" oppure "Dopo un 2014 così mi aspetto un 2015 fantastico". Ogni anno si migliora, ogni anno si cresce, e ciò può solo rendere quei 365 giorni ben spesi, anche se tre quarti del proprio tempo lo si è passato a giocare online o a sfogliare manuali di Dungeons&Dragons (sì me stesso, parlo con te).

Il mio 2014 è stato all'insegna di una parola: cambiamento.

C'era una volta un ragazzino abbastanza fortunato, aveva una ragazza, degli amici, una connessione ad Internet che faceva schifo ed era felice così (connessione a parte).
Un bel giorno sentì che qualcosa non andava, e decise di ribaltare completamente la sua vita nei mesi a seguire. Lasciò la sua ragazza, con la quale aveva una relazione ormai storica per i suoi standard, ma che non gli bastava. Concluse le superiori, nonostante lo scherzo alla fine della seconda prova: un 4/15 sui denti in matematica, punteggio che lo convinse per sempre a lasciare il fantastico paese di Numerolandia e che lo fa ancora andare in crisi respiratoria quando c'è da fare un calcolo con più di 3 decimali. Fortunatamente un alto punteggio in Carisma e molti punti abilità a Intrattenere gli fecero superare il boss di fine campagna: il terribile mostro Orale, e anche a pieni voti. Giunse quindi l'estate più stereotipata della storia: l'estate della maturità, in cui tutti gli studenti vanno in vacanza in terra di alcool e miele e dove la manna cade dal cielo sotto forma di patatine e sesso occasionale su una spiaggia.
Chiaramente il nostro eroe non vide l'ombra di tutto questo.
Decise di prendere una macchina, 7 amici, un mucchio di bagagli e di portarli per 860 km fino all'Isola d'Elba, alla faccia della sua patente presa solo pochi mesi prima e dal nuovo nemico, l'omino del sonno, sconfitto da dormite scomode sul sedile della macchina e dalla nuova arma, la RedBull, che richiese il terribile pagamento in papille gustative.
In preda alla più totale solitudine (nonostante fosse accerchiato da amici), decise di dare un'altra occasione all'amore storico e tornò con la sua ex, in barba a quello che dicevano gli amici, che nell'azzeccare le previsioni si rivelarono migliori della Cassandra nell'opera omerica, che superavano anche nel portare sfiga.
Ma. nonostante tutto, vissero per sempre felici e contenti.

No, scherzo, durarono 4 mesi.
Forte della sua rinnovata situazione da single e della più totale incoscienza su cosa volesse fare "da grande" (domanda che lo tiene sveglio tuttora), lo sventurato si iscrisse all'università, luogo magico dove al momento dell'iscrizione richiedono di sostituire ogni goccia di sangue con del caffè nero, non zuccherato, e anche un po' schifoso. La facoltà non importava, si sarebbe comunque ritrovato sotto un ponte a chiedere la carità, tanto valeva chiederla bene: scelse Comunicazione.
Qui, tra i banchi scomodi di un'aula imbucata di fianco a chimica nucleare, trovò nuovi, fantastici compagni di viaggio, che a suon di miele, dialetti vicentini e fumetti tutti i giovedì, lo tennero sveglio e lo distrassero dalle terribili slide scritte in rosso su sfondo nero di Storia Contemporanea, che ho capito gli orrori della guerra, ma non serviva farli provare anche a noi.
Arrivarono infine i due mesi più importanti nella vita di un nerd: ottobre e novembre, zeppi di fiere,  proiezioni di film al cinema e saldi su Steam. La prima fiera fu il "Gamesweek" a Milano, che lo lasciò con l'amaro in bocca, ma anche con un souvenir a volte dolce, e sempre bellissimo.
Giunse quindi alla grande sfida, il Lucca C&G. Il nostro intrepido eroe partì con i suoi fedeli compagni di disagio verso quella che si rivelò una delle esperienze più belle delle sua vita, che gli fece capire il valore dell'amicizia, della lealtà e dei soldi: "porcatroia li ho finiti e devo ancora girare metà fiera". Felice, stanco, e con debiti che non salderà mai (un saluto con la manina ai miei creditori), tornò in patria e aspettò il Natale giocando online, leggendo e occupando posti in aula studio, al grido di "studio altri 10 minuti e poi pausa caffè". Inno prontamente ripetuto ogni 15 minuti con relativo tasso di caffeina che neanche un coltivatore ecuadoriano.
Puntuale come la mancia della nonna arrivò anche la fatidica domanda "Che facciamo a Capodanno?", posta da almeno 6 persone diverse, chiaramente facenti parte di gruppi ben distinti fra di loro. Lo sfigatello non ebbe dubbi, e tornò il 2 gennaio dal più freddo e più divertente viaggio in montagna mai compiuto in vita sua.

Ovviamente 12 mesi sono tanti, e non si può riassumere tutto in poche righe, quindi, come sempre, prendo portafoglio e portachiavi e vedo cosa si è aggiunto e cosa se ne è andato.
Il portafoglio è pieno di scontrini, ma è normale, il mio feticismo per quei foglietti di carta è qualcosa di preoccupante e che non cambia con gli anni; posso vedere molti scontrini del solito bar, dove fanno i tramezzini più strani e più buoni del mondo, e gli scontrini della fumetteria, che occupo abusivamente per un'ora ogni giovedì prima delle lezioni. Ci sono un sacco di biglietti del cinema, il badge universitario, la tessera della biblioteca, una nuova tessera della libreria, monetine da 50 cent (per il caffè) e altre poche cose, di minore importanza. Il portachiavi è rimasto quasi invariato: chiavi della bicicletta, del cancelletto di casa (ma non della casa, rendetevi conto degli orari a cui devo rincasare) e il tappo della mia prima birra. Si sono aggiunte solo due cose: il "mini-badge" della palestra (a cui mi sono iscritto, rinunciando ai miei valori morali, a 300€ e ai muscoli della schiena) e una penna usb a forma di Darth Vader, il regalo di Natale della mia compagna di viaggio.

Ci sono molte persone che vorrei ringraziare per quest'anno, coppie che mi insegnano qualcosa ogni giorno; amiche che se ne vanno e tornano a giorni alterni, ma che non perderò mai veramente; e tanti, tanti, tanti nuovi amici che non mi fanno mai sentire solo, anche se sono le 23.50 di un sabato sera e sono a casa davanti al pc.
Ci sono stati giorni che hanno fatto schifo, se non intere settimane; giorni in cui mi dicevo "chi me l'ha fatto fare? Mollo tutto" e poi tornavo a scrivere un messaggio di scuse; giorni in cui sarei (e sono) rimasto sotto le coperte ad ascoltare musica, senza le forze e la motivazione per fare qualunque altra cosa.

Nonostante tutto è stato un anno di conquiste, di traguardi, di (poche) lacrime e di (tante) risate.
E sono sicuro che il meglio deve ancora venire.