domenica 26 ottobre 2014

Gamesweek 2014: tra youtubers venduti, tamarri e (pochi) videogiochi.

Quest'anno, per la prima volta in vita mia, sono stato al Gamesweek.

Sì.
Per la prima volta.

Reduce dal Lucca Comics & Games degli anni passati, e da diverse fiere del fumetto/videogiochi, ho preso il treno delle 6.05 di mattina con le migliori aspettative: una fiera grande (viste le presenze), piena di nerd che per tre giorni all'anno mettevano in pausa i videogiochi, uscivano dalle loro oscure camere e andavano a tuffarsi nel disagio collettivo di chi è fiero di essere quello che è.
Insomma, mi aspettavo di ritrovarmi tra i miei "simili".
Nulla di più sbagliato.
Entrando nei padiglioni mi sono ritrovato davanti ad un'accozzaglia di tamarri, ragazze in bikini e youtubers usati come "cartonati da foto".
Ma andiamo con ordine.

La prima impressione che si ha entrando al GW, dopo i 15 minuti di coda (Dio benedica la prenotazione online), è simile a quella di molte altre fiere a tema: "Wow che figata: poster di videogiochi ovunque, gente vestita come i protagonisti delle mie storie preferite e gadget a non finire!"

Magari non così, ma ci siamo capiti

Dopo la prima ora però si inizia a grattare la superficie dello stupore e ad accorgersi che molte cose stonano con le aspettative qui sopra.
Infatti, se escludiamo i cestoni dello stand Unieuro, presi d'assalto in una bolgia infernale di cellophane, ormoni maschili e banconote da 5€, non ho trovato nessuno stand che vendesse effettivamente i propri prodotti, pur esponendoli e facendoli provare a grandi e piccini. E non mi riferisco solo a giochi che devono ancora essere lanciati sul mercato (per quanto poi si sarebbe potuto rendere almeno possibile il preorder sul posto), ma anche di giochi usciti un anno prima.
Riguardo agli stand che poi effettivamente vendevano gadget a tema videoludico, ne ho incontrati 4 in totale, contando anche quelli che vendevano unicamente magliette.

Il tema "youtubers venduti" è invece più complesso: mi sono piaciuti molto Maurizio Merluzzo, Dario Moccia & co. che presentavano ed intrattenevano il pubblico sui vari palchi, specialmente della Nintendo: un chiaro segnale che Youtube può essere un trampolino per qualcosa di ancora più grande, rimanendo fedeli ai propri principi e alle proprie passioni (vedi Moccia che presentava i Pokémon, facendomi tornare per un quarto d'ora ai 10 anni più belli e spensierati della mia vita).
E non voglio nemmeno criticare gli Youtubers che, anche se non invitati in nessuno stand, hanno creato il classico "raduno" con gli iscritti per poter distribuire autografi, foto, ma sopratutto per avere un contatto diretto con i propri iscritti che durasse di più del tempo di una firma o di uno scatto.
Sono infatti quegli youtubers invitati per una mera sessione fotografica ad avermi infastidito: personaggi che personalmente non seguo sono stati invitati unicamente per posare nelle foto con i loro fan.
Click, il prossimo, "ciao, io so..", click, il prossimo.
Questo non lo posso accettare; si riduce il ruolo di youtuber ad una semplice "star da serate in discoteca" che posa nelle foto senza poter/voler parlare con i propri iscritti, avere un feedback diretto, dimenticando che è grazie a loro se in quel momento sono sul palco.
A dimostrare che non tutti sono così ci ha pensato ancora una volta Dario Moccia, che, alla fine del suo ruolo da presentatore, ho incrociato fuori dai padiglioni, a far foto e a parlare con i propri iscritti, anche se non previsto in nessun contratto.

Altra nota dolente dell'evento è stata l'organizzazione stessa della fiera.
Spesso infatti si vedevano ragazzi girare con mazze da baseball, spade e armi indistinguibili da quelle vere. E il mio pensiero era condiviso da miei compagni di viaggio: se effettivamente qualcuno avesse voluto introdurre un'arma nella fiera, non avrebbe avuto nessun problema, visto che non erano presenti controlli all'entrata e che effettivamente c'erano pochissimi uomini della security per gli stand. Problemi poi minori, ma certamente fastidiosi per lo svolgimento erano quelli legati alle location: tavoli dove pranzare piazzati solo dalle 6 del pomeriggio e altoparlanti della radio che disturbavano i finalisti di un torneo internazionale, costretti a mettere in pausa il gioco (!!!) fino alla fine della trasmissione o allo spegnimento dei suddetti altoparlanti.

Ma la cosa che più mi ha deluso è stata il pubblico. Le aspettative mi vedevano immerso in ragazzi/uomini dai 16-17 anni in su, età dalla quale si può effettivamente avere una coscienza videoludica di questi tempi. Invece mi sono trovato davanti ragazzini di 14 anni, rigorosamente non accompagnati dai genitori, che correvano per la fiera e che davanti al Super Mario World del '90 sussurravano "Somiglia a Cat Mario!"

Sì, lo so.

A questo punto credo si debba effettivamente mettere in discussione anche il significato della parola "gamer" che sta assumendo sempre di più connotazioni modaiole (ne è riprova la ragazzina di 12 anni che aveva un cappellino rosa fluo con stampata sopra la parola "NERD").

Uno dei pochi lati positivi della fiera è stata la sezione dedicata ai developer italiani, dove in (troppo) poco spazio venivano esposti alcuni dei giochi creati/in creazione da team indie italiani, che erano presenti e disponibilissimi a parlare dei loro progetti e dei loro lavori. La dimostrazione che noi italiani non siamo capaci solo di criticare, ma anche di creare piccoli capolavori.

Infine un ringraziamento ai miei compagni di viaggio: a Emanuela e Riccardo, riassunto vivente della mia vita di coppia ideale (e lei c'ha pure un sito fighissimo, fateci un salto qui) e a Beatrice, la versione al femminile più simile a me che si possa trovare sul mercato.

See ya.
-Francesco

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