giovedì 20 marzo 2014

Sromanzo

In verità e in verità ti dico.

Sono in classe, l'ennesima ora di storia è finita, l'ennesima ora buttata via. Entra il professore di Italiano, l'abbiamo soprannominato Simplicio. Penso lo rimpiangerà a vita d'averci spiegato il “dialogo sopra ai due massimi sistemi” di Galileo. Questo nomignolo se lo porterà nella tomba.
Dopo aver fatto l'appello si siede alla cattedra, apre il libro di testo e comincia a spiegare. Mi preparo a farmi scivolare addosso un'altra ora inutile, mi preparo a perdere altro tempo prezioso. Ha una brutta tosse oggi. Osservo i miei compagni di classe, quasi tutte ragazze. Non fanno che parlare di smalti, scarpe, vestiti, ragazzi. Vanessa sta facendo sfoggio della sua nuova rosa tatuata sulla schiena. Mi sento fuori posto. La noia comincia a farsi insopportabile: “Prof, posso andare in bagno?” le parole magiche per riguadagnare un po' di salute mentale. “ Vai pure.” Apro il rubinetto e mi sciacquo il viso. Una ciocca mi si appiccica alla fronte. La scosto e mi fermo un'istante a guardarmi allo specchio. Capelli blu rasati ai lati, naso affilato, bocca piccola, occhi marroni, non celesti con riflessi di diamante da principessa, non castani con pagliuzze dorate da far ammirare al proprio amante, solo marroni, un piercing sul labbro superiore a sinistra a rappresentare l'ultimo disperato tentativo di ribellione. Un metro e mezzo di pura sensualità. Mi preparo psicologicamente ad immergermi nuovamente nel mare di idiozie vomitato da Simplicio. È sempre più dura. Uno scoppio proveniente dall'atrio mi fa sussultare. Socchiudo la porta del bagno e mi affaccio guardando fuori. Vedo il nostro professore di filosofia in piedi davanti all'entrata della mia classe. Era da un mese che mancava da scuola, si diceva che avesse fatto un esaurimento nervoso. Canticchia: “Cinque proiettili! Tu oggi sarai con me nel paradiso!” tutti in classe mia gridano terrorizzati. Vedo una persone stesa sul pavimento in una pozza di sangue. È Simplicio! Il prof di filosofia stende il braccio verso la classe. Un altro scoppio. Ha una pistola! “Quattro proiettili! Tu oggi sarai con me nel paradiso!” Dalle altre aule cominciano ad uscire gli insegnanti per capire cosa sta succedendo. Il bidello grida: “Ehi lei! Cosa sta facen!” il colpo gli spegne il fiato in gola lasciandolo esanime al suolo. “Tre proiettili! Tu oggi sarai con me nel paradiso!”. Tutti cominciano a correre per il corridoio urlando. Giacomo cade al suolo con una macchia rosso scuro che gli si allarga sulla schiena. “Due proiettili! Tu oggi sarai con me nel paradiso!”. Cade anche Debora. Il volto distrutto dal colpo. “Un proiettile! Tu oggi sarai con me nel paradiso!” Un solo pensiero raggiunge la mia mente: “Povera! Le si è rovinato tutto il trucco!” me ne vergogno. “L'ultimo proiettile! Ora sarò con gli altri nel paradiso!”. Appoggia la pistola sotto il mento, una serigrafia color porpora e nero ridipinge la parete alle sue spalle. La gravità vince il corpo privo di vita. L'atrio è squassato da un'assordante silenzio, le mattonelle annegano nel sangue.

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