In verità e
in verità ti dico.
Sono in classe, l'ennesima
ora di storia è finita, l'ennesima ora buttata via. Entra il
professore di Italiano, l'abbiamo soprannominato Simplicio. Penso lo
rimpiangerà a vita d'averci spiegato il “dialogo sopra ai due
massimi sistemi” di Galileo. Questo nomignolo se lo porterà nella
tomba.
Dopo aver fatto l'appello si
siede alla cattedra, apre il libro di testo e comincia a spiegare. Mi
preparo a farmi scivolare addosso un'altra ora inutile, mi preparo a
perdere altro tempo prezioso. Ha una brutta tosse oggi. Osservo i
miei compagni di classe, quasi tutte ragazze. Non fanno che parlare
di smalti, scarpe, vestiti, ragazzi. Vanessa sta facendo sfoggio
della sua nuova rosa tatuata sulla schiena. Mi sento fuori posto. La
noia comincia a farsi insopportabile: “Prof, posso andare in
bagno?” le parole magiche per riguadagnare un po' di salute
mentale. “ Vai pure.” Apro il rubinetto e mi sciacquo il viso.
Una ciocca mi si appiccica alla fronte. La scosto e mi fermo
un'istante a guardarmi allo specchio. Capelli blu rasati ai lati,
naso affilato, bocca piccola, occhi marroni, non celesti con riflessi
di diamante da principessa, non castani con pagliuzze dorate da far
ammirare al proprio amante, solo marroni, un piercing sul labbro
superiore a sinistra a rappresentare l'ultimo disperato tentativo di
ribellione. Un metro e mezzo di pura sensualità. Mi preparo
psicologicamente ad immergermi nuovamente nel mare di idiozie
vomitato da Simplicio. È sempre più dura. Uno scoppio proveniente
dall'atrio mi fa sussultare. Socchiudo la porta del bagno e mi
affaccio guardando fuori. Vedo il nostro professore di filosofia in
piedi davanti all'entrata della mia classe. Era da un mese che
mancava da scuola, si diceva che avesse fatto un esaurimento nervoso.
Canticchia: “Cinque proiettili! Tu oggi
sarai con me nel paradiso!” tutti in classe mia
gridano terrorizzati. Vedo una persone stesa sul pavimento in una
pozza di sangue. È Simplicio! Il prof di filosofia stende il braccio
verso la classe. Un altro scoppio. Ha una pistola! “Quattro
proiettili! Tu oggi sarai con me nel
paradiso!” Dalle altre aule cominciano ad uscire gli insegnanti per
capire cosa sta succedendo. Il bidello grida: “Ehi lei! Cosa sta
facen!” il colpo gli spegne il fiato in gola lasciandolo esanime al
suolo. “Tre proiettili! Tu oggi sarai con me nel paradiso!”.
Tutti cominciano a correre per il corridoio urlando. Giacomo cade al
suolo con una macchia rosso scuro che gli si allarga sulla schiena.
“Due proiettili! Tu oggi sarai con me nel paradiso!”. Cade anche
Debora. Il volto distrutto dal colpo. “Un proiettile! Tu oggi sarai
con me nel paradiso!” Un solo pensiero raggiunge la mia mente:
“Povera! Le si è rovinato tutto il trucco!” me ne vergogno.
“L'ultimo proiettile! Ora sarò con gli altri nel paradiso!”.
Appoggia la pistola sotto il mento, una serigrafia color porpora e
nero ridipinge la parete alle sue spalle. La gravità vince il corpo
privo di vita. L'atrio è squassato da un'assordante silenzio, le
mattonelle annegano nel sangue.
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